Che la gestione dei CIE sia un affare lucroso è cosa nota.
Intorno a questi nonluoghi girano una montagna di soldi pubblici da
arraffare e in molti sappiamo fanno a gara per accaparrarseli. Come
sempre accade però la fame di profitto va oltre anche le sostanziose
somme elargite dallo stato per la gestione di questi lager. E’ il caso
del famoso e famigerato “CIE modello” di Gradisca d’Isonzo. Dall’altro
ieri è in corso una grossa operazione della Procura di Gorizia che vede
come grande imputato la Connecting People, il consorzio che gestisce la
struttura. L’accusa è semplice: truffa ai danni dello stato per aver
gonfiato le fatture e i numeri dei reclusi per papparsi ancora più
soldi.
L’inchiesta è agli inizi e potrebbe avere grossi sviluppi. Fra l’altro l’operazione coincide con l’udienza al Tar di Trieste sul ricorso della stessa Connecting People contro la gara di appalto dello scorso anno che aveva aggiudicato la gestione alla francese Gespa. Grazie a questo ricorso (e quindi alle varie proroghe concesse) la gestione del CIE è rimasta in mano alla Connecting fino ad ora. Un ulteriore tassello su quella che da sempre chiamiamo “l’anomalia gradiscana”: una struttura modello secondo lo stato, ma di fatto uno dei CIE in cui maggiori sono i problemi e i conflitti, dove maggiormente vige una coltre di silenzio e impenetrabilità. In questo contesto è sempre di pochi giorni fa la notizia che in primavera dovrebbero -il condizionale è d’obbligo- finire i lavori di ristrutturazione (anche qui infiniti e poco chiari) e perciò il lager dovrebbe tornare a pieno regime.
Leggi qui e qui la rassegna stampa.
L’inchiesta è agli inizi e potrebbe avere grossi sviluppi. Fra l’altro l’operazione coincide con l’udienza al Tar di Trieste sul ricorso della stessa Connecting People contro la gara di appalto dello scorso anno che aveva aggiudicato la gestione alla francese Gespa. Grazie a questo ricorso (e quindi alle varie proroghe concesse) la gestione del CIE è rimasta in mano alla Connecting fino ad ora. Un ulteriore tassello su quella che da sempre chiamiamo “l’anomalia gradiscana”: una struttura modello secondo lo stato, ma di fatto uno dei CIE in cui maggiori sono i problemi e i conflitti, dove maggiormente vige una coltre di silenzio e impenetrabilità. In questo contesto è sempre di pochi giorni fa la notizia che in primavera dovrebbero -il condizionale è d’obbligo- finire i lavori di ristrutturazione (anche qui infiniti e poco chiari) e perciò il lager dovrebbe tornare a pieno regime.
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