mercoledì 25 maggio 2011

Anarchici e Simpatizzanti di Fernando Tarrida dal Màrmol

Nelle discussioni e nelle lotte per le idee, è molto utile chiedersi quale siano le contraddizioni, dove vanno e ricordare da dove vengono.
Non è facile spiegare in pochi giorni o diversi mesi le lunghe e radicate preoccupazioni, e chi accetta qualsiasi cosa senza accettare le parole; però come la parola non è solo un dettaglio, quello che importa di più è la cosa in sè, a coloro che sono disposti ad accettare qualche cosa, sempre spiegata a loro in modo che la possano capire, conviene tendere la mano e aprire le braccia per accogliere, invece che respingere con disprezzo per i motivi che hanno origine in un campo che non è la nostra [idea], o perchè non si concepisce l'ideale allo stesso modo in cui noi [lo] concepiamo.

Ecco perchè, concordano con la interpretazione delle mie affermazioni fatte a Londra nel supplemento del giornale Ural, e in coincidenza con le spiegazioni chiare e cristalline che Anselmo Lorenzo, mio fratello, amico e collega, fà nell'articolo "Definiendo", pubblicato ne "La Revista Blanca", non condividono i timori che causano l'approccio alle nostre idee a coloro che Lorenzo, così crudelmente chiama: "il gregge di politici che si sono sdraiati sopra di noi", dimenticando che tra "il gregge" vi si incontrano uomini di buona fede, il quale ci supportano per una sensazione di felicità nei giorni di prove terribili;  uomini che ci daranno grande felicità di trovarli dalla nostra parte al momento della grande battaglia.

Ecco perché io sono lontano dal partecipare, al parere espresso in queste colonne dal nostro compagno [Charles] Malato, su questi elementi "simpatizzanti" che vengono nelle nostre idee e frequentemente difendono senza decidere ad accettarle completamente; a quei pensatori che "sono quasi come noi" e la cui indipendenza gli appare così disgustosa, attribuendola a deboli, per calcolo di interesse o per paura.

Anche se questo può essere vero in alcuni casi, non è dimostrato di essere così per sempre. Tra questi pensatori che arrivano alle nostre idee, senza prendere il nome o di non accogliere completamente, troviamo Mirbeau Octave, Lucien Descaves, iGohier Urbain, Zola, Clemenceau, Ibsen, Walter Crane, Carpenter Edward, Pedro Dorado, Estévanez Nicolas e tanti altri scrittori e attivisti la cui buona fede non può essere messa in dubbio. Le differenze, più basse ogni giorno, che li separa da noi, sono dovuti in ogni caso, alla loro convinzione, ai loro pensieri intimi, su cui ha scritto Jean Grave con estremo rigore nel suo bellissimo libro intitolato "L'Anarchia":

"Per quanto riguarda il pensiero interiore di ciascuno, gli anarchici capiscono che ogni individuo non può pensare diversamente da quanto consentito dalla propria mente; nessuna obiezione nel vedere certe persone che si incontrano in edifici speciali e guidano alla preghiera e alle lodi di un ipotetico essere, pur non cercando di imporre le proprie convinzioni sugli altri."

"Non aspettiamo il trionfo della ragione senza la cultura del cervello, e grazie all'esperienza personale che la forza non riesce a soffocare l'idea."

"La libertà assoluta è nel dominio del pensiero".

D'altra parte non dobbiamo dimenticare che ci sono tra noi persone che si definiscono anarchici seriamente,e che hanno la sola intenzione di coprire con un bel manto le manifestazioni di passioni egoistiche o odiose che non hanno nulla a che fare con l'emancipazione e la libertà della folla; mentre fuori dal nostro campo vi sono individui che sono veri anarchici senza che lo sappiano veramente.

Di quest'ultimi potremmo citare molti esempi, alcuni abbastanza noti. Questo è veramente scioccante: l'ammiraglio francese Reveillère, un pensatore che aveva affrontato i problemi sociali, proprio appunto per creare una nuova scuola che le ha dato il nome di "autarchia", la cui definizione è:
"Lo sviluppo di energia individuale dovrebbe essere l'obiettivo di istituzioni sociali e politiche; rendendo ogni dare il massimo, tutto al riguardo. L'obiettivo è il programma intellettuale e morale dell'individuo; la società non è altro che il mezzo. Per l'autarchico, il progresso solo degno di questo nome è lo sviluppo dell'uomo che ha il potere di governare se stesso".

Evidentemente conosciamo qualcosa che l'approssima, e che si può obiettare all'ammiraglio Reveillère, in quanto non era necessario fabbricare un nuovo sostantivo. Ma siamo d'accordo su questo,e conveniamo con lui che voleva fare questa cosa con intenzioni eccellenti. Ciò che caratterizza il sistema che a noi ci espone, e che la sintesi a noi non piace, è un forte odio verso lo Stato e la sua funzione sociale destinata. "Ci sono due dottrine faccia a faccia", spiega questo marinaio che naviga con tanta sicurezza sopra un oceano di sociologia e di politica di fronte ad una flotta di corazzate sui mari di India e Cina," l'onnipotenza della Stato che è propriamente la dottrina monarchica; d'altra parte di questo principio. "Nessuno può delegare i diritti che non ha." Quest'ultimo è essenzialmente la dottrina di autarchia, che è vietata a tutti e che non può essere consentito dallo Stato"

Infatti, l'ammiraglio Réveillère rimase nella sua posizione, come lo stesso e indimenticabile Pi y Margall, il quale era stato deputato, e non possiamo considerare che facesse parte di un partito anarchico militante, poichè non supportava gli ammiragli e i deputati; però è indubbio che Reveillère in fondo era un anarchico che si è permesso di aver avuto la fantasia di chiamare tale idea come "autarchia", come Pi y Margall, che era un libertario, che si dava l'epiteto di federalista.

Invece di respingere questi elementi "simpatizzanti" dobbiamo, tuttavia, e questo è un parere personale, fare del nostro meglio per mostrare loro che intendiamo lo stesso oggetto. E questo può e si deve farlo senza rinnegare uno dei nostri principi, spiegando ed espondendo tutte le esagerazioni, tutti gli elementi nascosti e tutti gli elementi che sono semplicemente simili alle nostre idee, ma senza confondersi con noi; dobbiamo fornire un patto di non aiutare i cattivi pastori e di creare posizioni sulle sofferenze del popolo, ma senza confusione di offrire il nostro sostegno leale per ottenere un obiettivo comune, come lo abbiamo usato quando lo troviamo conveniente e necessario.

Vediamo cosa ha scritto di recente il nostro Eliseo Reclus in Contemporary Review di Londra:
"Come noi anarchici, non ci separiamo mai dal mondo per costruire una cappella nascosta nei boschi. Ovunque ci sono lotte che richiedono la nostra presenza, rimaniamo al nostro posto fino a quando siamo pronti a dare il supporto necessario. Sappiamo anche che ci sono molte persone che, per abitudine o ignoranza, noi combattiamo oggi e finiranno per abbracciare la nostra causa. Per ogni uomo, che le circostanze lo permettono o acconsentono a unirsi a noi, ci sono migliaia di persone a cui le necessità delle contingenze della vita è quella di guardare al futuro e mantenere l'amore per le nostre dottrine in fondo del suo cuore. "

Per loro, a questi "simpatizzanti", come pure a coloro che si definiscono  francamente anarchici, esporrò il tutto nel prossimo articolo ovvero il programma libertario come lo intendo io e come hanno capito, almeno credo, la stragrande maggioranza degli anarchici nell'universo.

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Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]