sabato 12 marzo 2011

La guerra un “affare” umanitario

da U.N.

Missione di pace. Dati 2010: dal 1° gennaio al 10 luglio sono morti o gravemente feriti 3268 civili con un aumento del 32% rispetto al 2009. Ogni giorno circa 6 civili muoiono e 8 sono feriti in Afganistan. Dieci volte in più rispetto ai militari uccisi o feriti.
(afghanconflictmonitor.org).

Per poter comprendere il ruolo della missione “di pace” in Afganistan c’è bisogno di andare a scavare nelle ragioni del conflitto nel nostro passato prossimo. Nel 2001 le forze NATO erano state portate in Afganistan per rafforzare la “ricostruzione” del paese, pensando di aver sconfitto i talebani dopo il blitz inquadrato nella “guerra al terrore” post attacco alle torri gemelle di New York 11/09. L’etichetta “missione di pace” deriva da quel periodo, per giustificare la presenza nel paese di eserciti stranieri, non tenendo conto che la guerra in Afganistan contro le potenze occidentali è iniziata nel 1800 contro il colonialismo di Inghilterra e Russia. Tuttavia, gli eventi attuali possono più direttamente essere collegati al colpo di stato del 1978 da parte del Partito Democratico del Popolo Afgano (marxista leninista) che spianò la strada all’intervento sovietico e relativo coinvolgimento dell’Afganistan nella guerra fredda degli anni 70 e 80.
In questo senso la guerra dura da più di 30 anni, ed è chiaro a chiunque abbia letto la storia del paese che un attacco lampo non poteva risolvere le ragioni del conflitto. Sebbene militarmente, momentaneamente, i Talebani siano tenuti sotto controllo (sconfitta talebana), le radici del conflitto non sono state rimosse, anzi col tempo le motivazioni alla base dell’insurrezione contro le truppe straniere si sono rafforzate. “Anche se nessuno vuole chiedere o parlare di mediazione con i Talebani, e nessuno vuole avere gli insorti intorno ad un tavolo delle trattative oggi le cose stanno cambiando e molti credono che senza la presenza dei Talebani al tavolo delle trattative non sarà possibile ottenere una pace duratura”. Prendendo in considerazione gli anni che vanno dal 2005 al 2007 la sicurezza del paese dal punto di vista degli occupanti occidentali si è andata deteriorando e le forze degli insorti si sono andate rafforzando sempre di più. In questa fase non si poteva più parlare di un paese in fase di ricostruzione. Il paese è stato diviso in due regioni dove l’intervento straniero si è detto umanitario al sud mentre di aiuto allo sviluppo al nord. Il sud est con la zona di Kandar è dove si sono registrati gli scontri più sanguinosi tra truppe USA e insorti. Inoltre nel 2010 gli attacchi sferrati dagli occidentali contro i Talebani al sud sono diventati più forti portando la resistenza a muoversi nelle altre regioni del paese prima ritenute sicure, e che non avevano conosciuto la guerra nemmeno negli anni 80 durante l’epoca dei muhaejedin e la lotta contro i sovietici. Quindi la situazione è cambiata parecchio dal 2001 tuttavia il nome missione di pace è rimasto; per i paesi occidentali.
I militari stranieri sono visti come invasori per diverse ragioni
Le truppe straniere sono considerate invasori perché gli aiuti allo sviluppo dovrebbero essere portati da civili e non da militari, perché chiaramente i militari sono usati per la guerra ed addestrati all’utilizzo della violenza.
Seppure si volesse immaginare l’uso dei militari per lo sviluppo bisognerebbe considerare la loro assoluta mancanza di preparazione in quel campo. Inoltre, bisogna tener conto del turn over forzato delle truppe (6-9 mesi) che impedisce di fatto ogni possibile intervento concreto e fattivo sul territorio. Il problema maggiore con l’intervento “umanitario” è la sua conduzione; agisce in base a decisioni prese fuori dal paese in Europa o negli USA. “Queste decisioni tendono a trovare soluzioni ai problemi dell’occidente e non a quelle dell’Afganistan”. In particolare alcuni di questi problemi occidentali nascono dall’intervento USA in funzione anti sovietica negli anni 80 in Afganistan. L’appoggio dato a pashtun e talebani in funzione anti governativa. Invece i soldati italiani vengono attaccati perché percepiti anche essi come invasori che si trovano nel loro paese solo per tutelare i loro interessi e non certo per aiutarli.
Il governo italiano ha utilizzato le sue organizzazioni non governative (NGO) per aiutare soprattutto le truppe italiane operative sul teatro di guerra. Le NGO italiane danno supporto allo stato afgano dando il loro aiuto nel rafforzare il sistema giudiziario afgano e i sistemi di sicurezza (polizia) e nelle infrastrutture.
In sintesi l’Italia si è impegnata unicamente nel rafforzare le strutture dello stato Afgano negando qualsiasi appoggio alla società civile afgana ed alle sue iniziative di base.
Herat sede del contingente armato italiano era una regione ricca e stabile se confrontata con le altre ed è stata affidata per questo al controllo italiano. La gestione italiana dell’intervento si è concretizzata nei soldi alle istituzioni politiche afgane per aiutare la sua missione politica e militare mentre non vengono distribuiti alla popolazione che ne avrebbe una grande necessità e giovamento.
La provincia di Herat è stata piuttosto pacifica e fino al 2009 anche i rapporti tra le truppe italiane e la popolazione sono stati pacifici. Da quando il tipo di conflitto è cambiato ad Herat il clima è diventato più teso. Le persone tendono a distaccarsi quanto più possono dai militari italiani perché sanno che se vengono associati agli invasori le loro vite sono in pericolo.
Un principio base umanitario, è di tenere separati i militari dai civili e di proteggere i civili. Questo è stato disatteso dalla politica di intervento italiano. L’esercito è stato usato per “lo sviluppo”.
Chi sono i Talebani?
“Non parlerei di Talebani in maniera diffusa. Gli insorti non sono sempre Talebani. Ci sono molti gruppi: la rete Hakimi, l’ alleanza Uzbeca, Banditi etc.”
I costi della missione in Afganistan
Sono di circa 675 milioni di euro all’anno, molti di più di quelli necessari al mantenimento del bilancio delle università del 2010 (450 mln di taglio Gelmini) (www.istruzione.it)
35 militari morti nel corso delle operazioni svolte in Afganistan nell’ambito del comando ISAF dal 2004.(wiki)
Aumento dei casi di ammutinamento nell’esercito afgano come testimoniato dall’uccisione dell’alpino il 18 gennaio 2011. Il reclutamento nell’esercito regolare afgano avviene solo grazie al pompaggio di denaro fresco che il governo riceve dai paesi occidentali (6 miliardi di dollari solo dagli USA). I contractors così reclutati passano alla resistenza appena possono uccidendo i militari USA addetti al loro addestramento e attaccando quelli della coalizione come nel caso dell’alpino italiano (Gennaio 2011).
Un aspetto delicato è legato ai costi delle forze di sicurezza USA e ISAF. In una dichiarazione alla stampa il tenente generale US Caldwell ha dichiarato che i costi dell’intervento straniero saranno sempre superiori di quelli richiesti dalle forze Afgane. Questo apre un conflitto di interessi tra chi coinvolto nella gestione militare economica vorrebbe una lunga durata delle operazioni e chi vorrebbe passare agli afgani il controllo del paese.
“Il controllo della coalizione occidentale composta dall’ ISAF sotto il commando inglese e la coalizione dei volenterosi a guida USA ha perso il controllo del paese fatta esclusione di alcuni quartieri di Kabul.”
Gli affari umanitari
IVECO:
In Afganistan ci sono 243 autoblindo lince dal costo individuale di 305.000 euro senza contare la manutenzione e i consumi; ne sono stati comprati altri 1150 per il 2011.
FINMECCANICA:
2009 contratto di 600 milioni di euro per gli eurofighter per l’areonautica militare. La finmeccanica partecipa alla costruzione tramite Alenia, Galileo Electronics del cacciabombardiere Typhoon con il 36% della motoristica ed il 60% dei sistemi elettronici. I primi 5 AMX sono stati consegnati il 24 gennaio 2011, tre sono andati in Afganistan. Sempre la Finmeccanica tramite la sua diramazione napoletana l’Alenia si è piazzata sul mercato USA con 18 G222 (aerei da trasporto pesante: carri autoblindo e grosse quantità di truppe). Valore commerciale 287 milioni di dollari (USD).
Altri 24 milioni di USD sono stati guadagnati dalla FINMECCANICA, tramite un appartenente al gruppo la DRS Technology che ha fornito supporto informatico ai soldati USA in Afganistan.
Ovviamente l’aumento degli armamenti e spese militari si deve accompagnare ad una maggiore aggressività delle truppe italiane e lo sviluppo dell’economia di guerra fuori e dentro il paese. La recente proposta (ottobre 2010) del ministro della difesa di armare i cacciabombardieri AMX con bombe incendiarie va in questa direzione.
La militarizzazione del Mediterraneo in funzione controrivoluzionaria e di contenimento delle rivoluzioni arabe (febbraio 2011) chiesta dal ministro dell’interno, anche!
Lo scioglimento della missione di pace in Afganistan ed il ritiro immediato dell’esercito e relative ONG italiane dall’Afganistan e la riappropriazione sociale dei costi della missione stessa diventano punti qualificanti di una strategia politica di attacco.
Colpire con lo sciopero, l’azione diretta ed il sequestro le produzioni di morte si affianca alla lotta per l’ecosostenibilità dell’ umanità e al diritto alla vita.

“Solo l’ arroganza occidentale nel voler risolvere militarmente con la violenza e rapidamente il conflitto afgano conferma precedenti esperienze sugli aiuti umanitari: che farlo presto significa farlo in maniera sporca, e se lo fai in maniera sporca tenderà a collassare. Qualche volta prima, altre volte dopo, ma alla fine collassa.”

Le parti in corsivo o virgolettate sono state tratte da una corrispondenza da Kabul di Karolina

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Estratto dell'articolo "Maggioranza e Minoranza"

Noi non vogliamo imporre niente a nessuno, ma non intendiamo sopportare imposizioni di alcuno.
Felicissimi di veder fare da altri quello che non potremo far noi, pronti a collaborare cogli altri in tutte quelle cose quando riconosciamo che da noi non potremmo far meglio, noi reclamiamo, noi vogliamo, per noi e per tutti la libertà di propaganda di organizzazione di sperimentazione
La forza bruta, la violenza materiale dell’uomo contro l’uomo deve cessare di essere un fattore della vita sociale.
Noi non vogliamo, e non sopporteremmo gendarmi, nè rossi, nè gialli, né neri. Siamo intesi?
[cit. Umanità Nova anno I, n 168, Milano il settembre 1920.]